Cinque autori s’interrogano sulla necessità di riarticolare le pratiche di Resistenza in letteratura. Si può fare ancora poesia dopo Auschwitz? Pochi anni dopo la Liberazione il filosofo T.W. Adorno interrogava se stesso e l’umanità intera sull’impossibilità dell’arte di fronte all’orrore estremo. Quando una forma d’arte fatta di metafore e allusioni sembrava inadatta a testimoniare l’industrializzazione dell’omicidio. Allora, come si può raccontare l’orrore del reale e la bellezza di chi resiste? Lo stesso problema si pone oggi: come cambia la scrittura durante il genocidio a Gaza, mentre le fondamenta su cui poggiano le società occidentali (democrazia, diritto internazionale, stato di diritto) sembrano crollare? Da un lato un piano di sterminio e conquista perpetrato alla luce delle sole, dall’altro le storie di chi lotta e sopravvive tra le macerie. Quale tipo di scrittura - al di là delle narrazioni visive e social, fatte dai grandi network di parte così come da chi vive Gaza - è in grado di raccontare questo Male? Partecipano Marco Lupo, Luciano Funetta, Maria Teresa Rovitto, Livio Santoro, Alfredo Zucchi.
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